Capitolo 12

DAL PURGATORIO ALL’INFERNO IN DUE ANNI
(Stagioni calcistiche dal 2009/10 al 2010/11) 

 

La salvezza conquistata all’ultima giornata al “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia rende merito al gruppo forgiato dal tecnico Capuano nonostante la politica di ridimensionamento attuata dalla società a gennaio. Il divorzio dall’allenatore salernitano era nell’aria ed il suo trasferimento a Potenza ne conferma l’intenzione, così come era preannunciato il ritorno di Pino Palumbo. Per l’allenatore di Venosa una panchina quasi dovuta quella della Paganese in Prima Divisione, quasi un conto da chiudere per la società, dopo la separazione all’indomani della promozione in C1. Arriva Palumbo e con lui un gruppo di atleti che avevano ottenuto una salvezza a Melfi, calciatori di Seconda Divisione, un po’ troppo inesperti per la categoria ma tutto dettato anche dalla gestione sempre oculata della società che l’anno prima aveva sforato - e non poco - con i conti. Dal portiere Faraon, autentico flop della campagna acquisti, a Mitra non si contano i calciatori che faranno presto ritorno a casa come Pasquale Esposito, altro eroe del 2007, dopo un avvio disastroso, come l’attaccante Rana che tra infortuni e squalifiche realizza una rete in Coppa Italia. Tra il dg D’Eboli ed il tecnico ci sono divergenze di vedute sul mercato ed il passo per l’esonero è breve e si consuma dopo appena due giornate. In panchina giunge Pensabene e con lui si vara una nuova finestra di mercato. Con i difensori Bacis e Panini vestono l’azzurro Marzocchi e Monticciolo, i quali stentano a dare una fisionomia alla squadra che in undici giornate raccoglie la miseria di cinque punti, frutto di altrettanti pareggi. La crisi è evidente, la scossa Pensabene non è arrivata e si torna all’antico ma con una novità consumatasi nel frattempo, figlia anche del ritorno di Palumbo, voluta questa volta dal Presidente Trapani: l’addio di D’Eboli. Dopo sette anni avviene la separazione tra l’operatore di mercato ebolitano e la proprietà che vara una nuova era in casa azzurrostellata, lasciando in dote annate stupende e ricche di successi ma anche di scelte non sempre lungimiranti. A Monza Palumbo brinda alla prima vittoria stagionale, ma la domenica successiva, in quella che doveva essere quella del rilancio, con il Como, nuova sconfitta e tutto da rifare con l’ultima posizione sempre ad appannaggio degli azzurri. Il girone d’andata si chiude con la terza sconfitta interna con la capolista Novara e solo undici punti in diciassette gare, record negativo della Paganese versione C1. Per sperare nella salvezza bisogna invertire rotta ed operare sul mercato di riparazione. Serve un attaccante di peso che non arriverà mai, nonostante le buone intenzioni della società per rimpinguare un reparto avanzato che latita con i vari Zarineh e Lasagna. Il solo Tortori, che alla fine esploderà con nove reti alla sua prima stagione in Prima Divisione, non basta oltre alle prestazioni a corrente alternata di Ibekwe. Dal mercato giungono il difensore Ingrosso ed il centrocampista Vicedomini, entrambi dal Lecce, oltre all’esterno Macrì. La squadra, con Melillo prima e Pantanelli poi a dividersi la porta azzurra e con i vari Panini, Grimaldi e Castaldo con Gambi, Sciannamè e Giovanni Esposito con i centrocampisti Izzo, Maisto e Memushaj, troppo frettolosamente accantonati nell’era Pensabene, tenta la rimonta in classifica. Difesa ed attacco, oltre alle trasferte, sono il tallone d’Achille di una squadra che gioca anche bene ma si perde di fronte alle prime difficoltà. Capito che la salvezza diretta è un’utopia, si cerca di evitare l’ultimo posto. Il derby vinto al novantesimo con il Sorrento con un’inzuccata di Castaldo regala la speranza ma fuori casa la Paganese è un colabrodo, sconfitte su sconfitte che vanificano i punti racimolati in casa. A sette giornate dal termine è l’altro derby vittorioso con il Benevento a suonare la carica per lo sprint finale. Arriveranno sino alla fine altre tre vittorie con Alessandria e Perugia oltre all’unica vittoria esterna della stagione, giunta a Novara intento a festeggiare il ritorno in B, che vale il penultimo posto ai danni del Lecco retrocesso direttamente. I play out si disputeranno con il Viareggio inaspettatamente inserito nella griglia maledetta. Il pari interno con i bianconeri di mister Rossi è una mezza condanna, il ritorno si gioca a Livorno dove gli azzurri di Palumbo sono accompagnati da oltre mille paganesi illusi dal vantaggio momentaneo di Ibekwe. Il Viareggio, a cui basta un altro pari dopo quello di Pagani, lo trova a metà gara e con esso la salvezza.

L’inferno per la Paganese ed i suoi tifosi dura però solo due mesi ed il 4 agosto, per la prima volta nella sua storia calcistica, viene ripescata in Prima Divisione ed inserita di nuovo nel girone A dove ritrova dopo ventisette anni il derby con la Salernitana. I miracoli si sa avvengono una sola volta e la Paganese che parte allineata al nuovo torneo di Prima Divisione, non si attrezza per il secondo consecutivo. Intanto sotto la presidenza Trapani arriva un prestigioso traguardo: la quarta stagione consecutiva nel panorama della vecchia C1, risultato mai tagliato prima nella storia della Paganese. Si riparte da Pino Palumbo, nonostante la retrocessione dopo gli spareggi con il Viareggio, caso strano visto che lo stesso tecnico dopo la promozione in C1 del 2007 non venne riconfermato, ma l’inizio è promettente. Il girone A nonostante l’aspetto ambientale soft è comunque tosto, con società di blasone come Verona, Alessandria, Spezia, Como, Spal, Salernitana, Reggiana e Cremonese. Proprio le prime giornate fanno sognare i tifosi che pregustano finalmente una stagione diversa dalle ultime, con minor ansie e preoccupazioni e l’esordio è con il botto. Al Torre arriva il Verona di mister Giannini, l’ex principe della Roma, che deve arrendersi dinanzi ad una Paganese aggressiva e combattiva che mette all’angolo lo spocchioso e presuntuoso team scaligero, che alla fine della stagione sarà promosso in serie B con il Gubbio, battendolo per due ad uno con reti di Tortori e Magliocco. A Pavia sette giorni dopo gli azzurri non si ripetono perdendo per uno a zero. Con questa alternanza, vittoria in casa e sconfitte esterne, si va avanti per un mese dove gli azzurri mettono sotto tra le mura casalinghe Bassano (2-1) ed  Alessandria (1-0) e perdendo in trasferta con Salernitana (2-0) e Spal (3-1). Queste ultime due sconfitte segnarono in un certo senso la stagione. Nel derby  si consumò una serata da dimenticare con scontri tra le tifoserie, una volta gemellate, che buttarono al vento anni di rispetto, con quella paganese che si spaccò al suo interno. A Ferrara, sul campo della momentanea capolista, gli uomini di Palumbo vi arrivarono da seconda forza del campionato, in uno scontro al vertice, ma quella secca sconfitta chiuse il momento magico  degli azzurri ed aprì il lungo percorso della discesa. Seguirono cinque gare  che certificarono la crisi della Paganese, con un pareggio e quattro sconfitte consecutive sino a quella interna con il Monza (1-2), con conseguente esonero di Palumbo. Al capezzale degli azzurro stellati viene chiamato Ezio Capuano, un ritorno per lui dopo la salvezza conquistata nel 2009, allenatore di polso che però non riesce a dare la svolta e nelle successive sette gare che lo attendono, colleziona sei sconfitte ed un pareggio, 0-0 in casa con il Como, sino alla debacle del Bentegodi con il Verona (4-0), prima della pausa natalizia e del mercato di gennaio. Il clima è teso in quel viaggio di ritorno dal Veneto, con Capuano che vuole dimettersi ma Trapani rilancia rivoluzionando la squadra da cima a fondo, dov’è la Paganese in classifica e per la risalita s’affida a gente di spessore e di categoria che affianca Fusco, giunto subito dopo l’arrivo di Capuano. Arrivano Ginestra tra i pali, in difesa, Santarelli, Urbano, Imparato e Radi, a centrocampo Gatti, in attacco Lepore, Ferraro e Cortese oltre al giovane Sanna mai impiegato, con i superstiti Vicedomini, Tortori ed Ingrosso che formano il nuovo 3-5-2 di Capuano per tentare il nuovo miracolo. Dalla seconda alla settima giornata la nuova Paganese in sei gare conquista due pareggi, due sconfitte ed una vittoria con la Spal, la prima della gestione Capuano che, dopo la sconfitta di Ravenna, inanella nelle successive sette quattro pareggi e tre vittorie (Reggiana, Lumezzane e Cremonese). La risalita è quasi riuscita, i play-out sono conquistati ma il patatrac è dietro l’angolo e si materializza alla terz’ultima giornata. Al “Torre” è di scena lo Spezia di D’Adderio che passa per 1-0 con gli azzurri che non si accontentano del pari che sarebbe valso la disputa dei play-out che non vengono conquistati per la classifica avulsa, e a nulla vale la vittoria casalinga con il Sudtirol (1-0) all’ultima giornata dopo la sconfitta di Gubbio che festeggiava la serie B. Al novantesimo minuto della trentaquattresima giornata Monza, Sudtirol e Paganese chiudono a 32 punti che significa per gli azzurri retrocessione senza appello e paracaduti. Sul verdetto pesa anche la scandalosa decisione della disciplinare che penalizza con solo sette punti il Ravenna per combine del suo direttore sportivo accedendo ai play out e poi non iscritta. Ma a nulla servono i rimpianti, per la Paganese è Seconda Divisione

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