DESTINI INCROCIATI

DESTINI INCROCIATI: ERNESTO TRUDDAIU

27.02.2015 10:21

Nuovo viaggio nei destini incrociati e questa settimana. Ci trasferiamo ad Olbia dove incontriamo un sette polmoni del centrocampo Paganese stagione 1981-82 in C1: Ernesto Truddaiu (nella foto, il quarto in piedi da sinistra). Una sola stagione ma intensa per chi ha girovagato l’Agro, dalla Cavese alla Nocerina passando per la Paganese, sino al Cosenza dove approda l’anno dopo, nella stagione 1982-’83.

Ernesto, domenica c’è Paganese-Cosenza cosa ti ricordano queste due squadre?

“La mia gioventù, a Pagani giunsi nell’estate del 1981, avevo appena vinto il campionato con la Cavese, approdando in serie B e mi trovai subito bene. Quell’anno c’era Mujesan a guidare la Paganese e la società mise su grazie ai tanti dirigenti, capeggiati dall’avvocato Torre, una squadra che faceva divertire e sognare anche ad un certo punto. Un mix di giovani come io, Fucina, Versiglioni oltre a gente come Giordano in porta, Rappa che era stato con me alla Reggina, Fracas e Grassi”.

Eravate un bel gruppo?

“Questo fu il nostro segreto. Spesso andavamo a cena insieme, Fracas abitava nel mio stesso stabile al piano di sotto poi c’era Malatrasi, ma legai molto con Versiglioni e ci sposammo due sorelle: le mie figlie abitano ancora a Pagani. Quella città mi ha svezzato: ero giovane, mi ha formato, le devo tutto”.

Hai un ricordo di qualche partita?

“Paganese-Campania 4-3. Indimenticabile, quelle partite che nascono così. Eravamo sotto 1-3, poi cominciammo la rimonta segnai il 3 a 3 poi fui espulso ed in dieci vincemmo 4-3 grazie ad un destro di Fracas. Che emozione. Ma ricordo che quell’anno segnai anche un rigore decisivo nella partita con il Taranto. Fracas, che era il rigorista, era assente, nessuno se la sentì, allora presi il pallone ed andai sul dischetto, in porta c’era Ciappi e mi andò bene”.

L’anno dopo andasti al Cosenza...

“Si insieme a Fucina ma c’era anche Tripepi altro ex, mi volle Mujesan dato che anche lui si trasferì in Calabria. Il Cosenza era neopromosso, volevano andare in serie B, c’era gente come Aita, Longobucco, Marulla, troppo poco per ambire al gran salto. Finimmo quinti insieme alla Casertana, il campionato lo vinsero Empoli e Pescara e purtroppo la Paganese retrocesse”.

Come andò personalmente?

“Bene il girone d’andata, poi fu esonerato Mujesan con il quale avevo segnato cinque reti, arrivò De Petrillo che mi schierò da terzino e cominciai a giocare poco, anche se nel torneo Anglo-Italiano segnai tre reti in sette minuti, un record”.

Ritorniamo al presente. Domenica c’è Paganese-Cosenza...

“La seguo come le altre squadre dove ho giocato, andai anche nel ritiro della Berretti, a salutarli, quando venne ad Olbia. Il Cosenza s’è ripreso però la Paganese deve far valere la legge del “Torre” come ai miei tempi, la gente deve essere l’arma in più come allora era la nostra spinta naturale. I paganesi m’hanno dato tanto è così da quelle parti ed io, che ero uno alla Gattuso, non mi risparmiavo e la gente lo capiva. Un abbraccio a tutta la meravigliosa gente di Pagani ed in particolare a Franchino Monica Sport, all’epoca era il nostro grande magazziniere".

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