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SICA A... CALDO | CARA PAGANESE, COSI NON VA!

Cara Paganese, così non va. Capirlo senza istinti autoassolutori, sarebbe segno di maturità. Lavorare per migliorarsi e superare i propri difetti di fabbrica, quantomeno un indice di personalità. A Sarno è andato in scena il sequel del derby perso brutalmente con la Gelbison: azzurrostellati baldanzosi, pimpanti e a tratti belli nel primo tempo, opachi, stanchi e arrendevoli nel secondo. L'invito alla calma collettiva e al rifiuto di qualsiasi psicodramma, resta valido. Ma recitare un ruolo da protagonisti, con questo passo caracollante, sarà complicato. Allo "Squitieri" la posta in palio aveva raddoppiato il proprio valore in considerazione delle velleità di grandezza dei granata. E la squadra di Novelli ha fallito l'appuntamento staccando la luce nel momento in cui avrebbe dovuto sgomitare per dimostrare di volere ferocemente il risultato. Non solo per se stessa, ma anche per i quasi 1000 tifosi azzurrostellati che hanno di fatto azzerato il fattore campo rendendo lo Squitieri una appendice del Marcello Torre. 

In pochi si sono salvati dalla spedizione sarnese. Sicuramente Faiello, il migliore a mani basse dei suoi. C'era da aspettarselo: il jolly partenopeo aveva lasciato due anni fa la Paganese non certo per sua volontà. Quella tenera impazienza nel voler dimostrare di essere ancora un soldato pronto ad immolarsi per questi colori, è rimasta inviolata. Proprio noi raccogliemmo il suo sfogo pochi giorni dopo il passaggio alla Nocerina: "Non ho tradito Pagani e la Paganese, aspettavo solo una telefonata che non è mai arrivata". Ci volle coraggio nel dirlo senza troppi fronzoli. Faiello è uscito dal campo quando non ne aveva più, ma Casiello al suo cospetto non ha vissuto una giornata del tutto tranquilla. Ma in tanti hanno fornito una prova maiuscola nei primi 45'. Ovviamente Sicurella, uomo di corsa e di grande qualità quando decide di accendersi. La giocata che innesca Faiello sul pari, è un esempio di classe e di velocità di pensiero. Quindi Akammadu, che al di là del gol ha tirato fuori sciabole e pugnali come nelle migliori contese. Attento De Nova come al solito, dinamico e preciso Pierce. Insomma, la Paganese è piaciuta dando la sensazione persino di poter passare all'offensiva definitiva nella ripresa. Invece gli azzurrostellati si sono rifugiati dietro la loro fragilità emotiva al netto di una confusione tattica impressionante. Inspiegabilmente. Senza creare un solo presupposto che potesse inquietare la Sarnese, come sedati a tempo indeterminato dal centro improvviso di Marquez. Anche chi aveva fatto bene prima dell'intervallo ha mostrato fiato corto, per non parlare dell'astenia totale di chi è subentrato (Pierdomenico e Cordova su tutti).

Qui sono in tanti a salire sul banco degli imputati. Di Salvatore è disattento sul raddoppio granata, ma la leggerezza nel disimpegno di Di Biagio non lo aiuta e semmai lo disorienta. Il concorso di colpa è evidente. E Coquin? Chi lo ha visto? Impalpabile la sua performance, mai nel vivo del gioco e sostanzialmente assente ingiustificato. Stesso discorso per El Haddadi, poco efficace nel tridente. Capitolo Sarrubbi: il 2008 napoletano è un talento da curare e preservare, non fosse altro perché ha conosciuto la dura gavetta del vivaio azzurrostellato. Le sue caratteristiche si conoscono: è un centrale puro di piede destro costretto a reinventarsi esterno già lo scorso anno ad Angri. A destra è un conto, ma che lo si utilizzi come terzino sinistro è un controsenso. È ingenuo sul rigore procurato, magari scivola su una rimessa laterale sbagliata goffamente ma nel complesso, da fuori ruolo, ha fatto ciò che ha potuto al cospetto di Odendo, limitando le sbavature e, anzi, non facendo mancare anche un pizzico di cattiveria in certi frangenti. Riporre su di lui le stesse aspettative che si hanno per Piga, è operazione fallimentare. Le domande da fare a mister Novelli, i cui esperimenti domenica sono stati infruttuosi e probabilmente decisivi ai fini del risultato, sono diverse: perché non partire subito con Pierdomenico davanti e Faiello terzino (compito che può interpretare con profitto)? Perché togliere Sicurella dal fulcro del centrocampo per dirottarlo addirittura sulla fascia al posto di Sarrubbi? E perché poi passare, come via d'uscita dall'impasse, ad una impostazione difensiva finale con tre centrali costringendo addirittura Pierdomenico agli straordinari? 

Fin qui gli aspetti tecnici. Ciò che invece è successo sugli spalti e fuori dal terreno di gioco, ci auguriamo sia materia per la giustizia sportiva. Pessima l'accoglienza riservata all'entourage azzurrostellato, con forti momenti di tensione che solo per puro caso non sono sfociati in episodi più gravi. Da giornalisti poi, non possiamo che prendere atto - esprimendo il nostro sconcerto - delle intimidazioni che alcuni colleghi riferiscono di aver ricevuto in tribuna. In buona sostanza, una lunga scia di provocazioni che hanno reso questo pomeriggio ancora più amaro. Quello che bisognerebbe assimilare da parte di tanti addetti ai lavori, alcuni persino con ruoli apicali all'interno di un club, è un concetto semplice semplice: non basta disporre di un portafogli bello gonfio per sentirsi vincenti e immortali. Servono professionalità, rispetto, organizzazione e formazione continua dei propri dirigenti se ci si pongono obiettivi ambiziosi e duraturi nel tempo. È un must strategico a cui nessun club può sottrarsi se realmente mira a raggiungere certi livelli e preservarli. Diversamente, puoi pure ottenere tutto e subito, ma di strada da percorrere ne avrai davvero poca. Una regola da cui nessuno è mai sfuggito. 

Stefano Sica - paganesemania.it

foto Paganese Calcio

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