LA PARTITA DEL TIFOSO

LA PARTITA DEL TIFOSO: MEGLIO FERITO CHE MORTO

Come direbbero i veri espertoni di calcio: “Meglio ferito che morto”. Sì, d’accordo con il nostro mister, io mi ritengo soddisfatto del punto guadagnato e non dei due persi sabato contro la Vibonese. È vero che l’entusiasmo post-Akragas ci ha portato, in settimana, a fantasticare su una nuova vittoria e su una quasi sicura qualificazione ai playoff. Che fosse ostica la partita di sabato, però, lo sapevamo tutti e che si dovesse fare attenzione, era altrettanto chiaro. Come spesso succede, l’episodio, nel calcio, indirizza la partita, la prestazione e i giudizi finali. Loro hanno immediatamente trovato il vantaggio su un nostro grossolano errore. Qui scatta una tiratina di orecchie per Carillo, sempre preciso e affidabile ma che ha obbiettivamente sbagliato intervento, tentando di rinviare di tacco un traversone dalla metà campo. Trovato il vantaggio, gli avversari hanno fatto ciò che gli riesce meglio. Giocare a calcio, direte voi? Macchè, quelli non ingarravano tre passaggi di fila, neanche se li mettevi a palleggiare, da soli, davanti a un muro. No, si sono piazzati con il famoso pullman davanti alla porta, giocando con cattiveria e astuzia, aiutati anche dall’arbitro che faceva riprendere gioco, dopo un’interruzione, con molta calma. A un certo punto, sua una punizione a centrocampo, ho contato un minuto e mezzo per la ripresa del gioco, senza che ci fosse barriera, ammonizione varia o proteste. Per carità, la Vibonese non stava rubando nulla, si deve salvare e quello era l’atteggiamento da usare.

Poi, quando tutto sembra finito; quando lo scoramento inizia a serpeggiare in tutti noi; quando già t’immagini incedere lentamente, capo chino, per il vialone alle spalle della Tribuna; quando pensi che nessuna pastiera di grano potrà alleviare il tuo dolore; quando inizi a sentire Gianni Morandi che ti sussurra: “Se sei a terra non strisciare mai, se ti diranno sei finito… non ci credere, devi contare solo su di te. Uno su mille ce la fa!” ecco che Silvestri ne combina una delle sue, attera il buon Picone, in piena area di rigore, con palla in gioco e… Come dite, non è stato Silvestri a fare fallo? Ne siete proprio sicuri? Invoco la prova tv! Ecco un’altra certezza della mia vita dissolversi come neve in un giorno di estate (la neve in un giorno d’estate? Ma come l’ho pensata ‘sta fesseria?). A proposito, come sta il giocatore (ammesso che non fosse Silvestri) che ha fatto fallo? O meglio, dove sta? Sì, perché sembra che sia stato lasciato a piedi, ieri, dopo la partita. Qualcuno mi ha detto che alle undici di sera era ancora verso Pontecagnano. Poverino.

E su quell’azione, the winners are…. Picone e Mauri! Il mio amico Giuseppe (eh, sì, mio amico perché l’ho anche conosciuto di persona) commette un falletto (non visto), mentre torna verso la sua area, riceve il fallo (visto) da Silvestri (non ce la farete a convincermi che non sia stato lui), l’arbitro vede ed espelle il reo. Poi arriva il mio amico Juan Alberto (non lo conosco di persona ma, dopo quello che ha fatto ieri, è pure lui amico mio) e fa notare a quella moviola di arbitro che il gioco non era fermo e quello era… si, era rigore! Cucchiaio di Cicerelli: gol. Appost accussì.

Il pareggio fa tirare un sospiro di sollievo agli oltre 2mila spettatori presenti, giunti in massa per spingere, con il loro calore, la squadra verso un traguardo storico e prestigioso. Vorrei ringraziarli uno a uno. So quanto sia stato penoso e difficile lasciare la tavola imbandita del Sabato Santo paganese. Ebbene, voi lo avete fatto, avete rinunciato a casatiello, pizza rustica, pizza di maccheroni e pastiera per stare vicino alla vostra Paganese. E non avete minimamente pensato di dedicarvi ad altre squadre, sebbene di categoria superiore, sebbene facciano un autoproclamato calcio spettacolare (il migliore del Sistema Solare) e inanellino vittorie su vittorie da anni. Sarebbe stato fin troppo semplice vedere (attenzione, ho scritto vedere, assistere è un’altra cosa) una partita alla modica cifra di 0,80 euro (quanto il costo di un caffè) e sedersi comodamente, in qualche agenzia, a spuntare il lenzuolo delle scommesse, mano a mano che le partite finiscono. Grazie! Avete scelto di accorrere allo stadio, pagare il biglietto, rinunciare a un comodo pasto luculliano e vivere delle emozioni fin troppo altalenanti. Qualcun altro è venuto, una volta vinte le ultime reticenze perché: “Sai, io non vengo a vedere la partita perché sono troppo tifoso. La partita la sento troppo!”. Ed io che pensavo che la più grande fesseria da dire a una persona fosse: “Ti lascio perché ti amo troppo”! Grazie ancora.

Alberto Maria Cesarano
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Commenti

A TARANTO FISCHIA ANDREINI. LO SCORSO ANNO FECE ARRABBIARE LA PAGANESE...
IL MOVIOLONE - SUL RIGORE E' PICONE A COMMETTERE IL PRIMO FALLO. IMPUNITE LE PAUSE ROSSOBLU'.