L'OBIETTIVO DEL SICA...RIO | DIEGO DI SALVATORE
Partiamo da una premessa: chi scrive ha sempre giudicato inutile e improduttiva l'obbligatorietà degli under nei campionati di serie D e regionali. Da sempre. "Nel calcio gioca chi merita" è stato lo slogan dei calciatori di Eccellenza, in agitazione nei mesi scorsi dopo il dietrofront del Comitato Regionale Campania che ha riportato da due a tre il numero di under da utilizzare in gara a partire da questa stagione. Una protesta condivisibile e sponsorizzata dall'Aic con diverse forme di manifestazione. Onestà intellettuale vuole, tuttavia, che quando un ragazzo è bravo e racchiude tutte le qualità possibili per renderlo un elemento di prospettiva - ossia doti naturali, umiltà, sacrificio, dedizione al lavoro e al volersi sempre migliorare, rispetto per i maestri, integrità fuori dal campo - debba avere pari dignità dei più grandi.
Antonio Bocchetti ha sempre avuto un buon fiuto per i giovani di talento perché ha capito che per scovarli bisognava aggiornarsi e consumare le suole delle proprie scarpe. E così ha scelto per la porta della Paganese Diego Di Salvatore, questo ragazzo del 2008 che negli ultimi due anni col settore giovanile della Roma - tra U17 e U18 - ha fatto faville. Di sicuro Di Salvatore a Pagani ci è arrivato per meriti propri, non per giri strani o scorciatoie che troppe volte disegnano i rapporti tra alcuni club e tantissime eminenze grigie del mondo delle procure. A maggior ragione perché l'obbligatorietà degli under nei campionati dilettantistici ha alimentato queste storture che hanno fatto strame della meritocrazia piuttosto che incentivare gli addetti ai lavori alla dura fatica della selezione. La vita di un calciatore giovanissimo non è facile. Sai che il tempo per dimostrare quanto vali è a breve scadenza come il latte fresco, che hai gli occhi addosso di tutti, che il margine di errore è ristretto, che non ti viene perdonato nulla o quasi, che in allenamento sei più soggetto alle strigliate - troppo spesso esagerate e poco didattiche - dei big dello spogliatoio. Devi dimostrare, sempre. E a volte nemmeno basta.
Di Salvatore ha trovato il suo parziale riscatto a Venafro con alcuni interventi prodigiosi che sono stati colti persino dalla Lnd nella sua rassegna dedicata alle migliori parate di giornata. In precedenza aveva commesso degli errori, alcuni dei quali costati pure qualche punto. È stato giusto criticarlo? Sì, nessuno deve essere immune dalla critica, specie se accetti di cimentarti in una piazza come Pagani dove o hai le spalle larghe o è meglio che vai a mangiarti un altro po' di pane duro altrove. È stato giusto precipitare i giudizi negativi, certificarne l'eventuale inidoneità a raggiungere certi livelli e chiederne la testa? Assolutamente no. Nel bene o nel male, un ragazzo va accompagnato nel suo percorso di crescita. Va capito, studiato nel profondo. E poi va fatto anche riposare quando è il momento. Solo gli istruttori veri possono farlo. Solo i saggi padri di famiglia. E di giovanissimi che si sono persi perché, pur avendo passione e qualità, la tempra è stata messa a dura prova dall'impazienza e dall'incompetenza di altri, ne è piena la storia. Di Salvatore ha la sua chance che ora deve sfruttare con equilibrio senza cedere a depressioni nei momenti difficili o a facili esaltazioni quando tutto sembra sorriderti.
Stefano Sica - paganesemania.it


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