LA PARTITA DEL TIFOSO

LA PARTITA DEL TIFOSO: RIPRENDIAMO LE CALCOLATRICI, MA CON DELLE CERTEZZE IN PIU'

12.02.2017 20:11

Quando si dice: “La quiete dopo la tempesta!” Necessaria e corroborante la bella vittoria di Monopoli. Essa è stata il giusto coronamento di una partita gagliarda, attenta e finalmente senza sbavature difensive. Eravamo ancora storditi dall’ultima sconfitta, preoccupati per le assenze pesanti che hanno decimato la squadra e cosa ti fanno ‘sti ragazzi? Sfoderano una gran prestazione, annichiliscono l’avversario e vincono da gran squadra. Bravi tutti! E naturalmente, dato che l’equilibrio e il buon senso non albergano in nessun tifoso che si rispetti, ecco giungere, puntuali, affermazioni del tipo: “Mi siete tutti testimoni, ho sempre detto che questi ragazzini presi erano forti, anche più di quelli che sono andati via!” (credo sia superfluo dirvi che di testimoni, questo qui, non ne avesse neanche mezzo); oppure: “A questo punto, sapete cosa farei? (no, che faresti, facc capì, tu che te ne intendi) Giocherei sempre con i ragazzi. Pestrin, Herrera e Alcibiade possono restare in panchina, per me!”; un altro ancora: “La Casertana ha perso in casa, vero?” (chiara allusione a una miracolosa rincorsa ai play off). Non pensate che io sia cattivo e sarcastico. Voi non avete visto il ghigno di questo fenomeno, quindi mi dovete credere sulla parola, era proprio convinto di poter acciuffare il decimo posto!

Dopo un evidente e preoccupante rigonfiamento delle nostre vene giugulari, nelle passate settimane, ieri sono stati i nostri petti a gonfiarsi, fieri e felici per la vittoria. Ma siccome siamo tifosi della Paganese - figurati se non facciamo una spasa di panni che non viene a piovere - ecco arrivare due risultati inaspettati e fastidiosi. Vincono Taranto e Akragas e quello che era un sorriso smagliante, a trentadue denti, diventa una cosa tra un ghigno e un tic nervoso alle labbra. Allora, riprendiamo le calcolatrici, lasciamo stare la Casertana e pensiamo a quelle sei/sette squadre che ci sono sotto. Facciamo in modo che restino lì, fino alla fine.

Ma torniamo alla più stretta attualità (manco fossi Bruno Vespa). Dei giocatori scesi in campo, a Monopoli, voglio soffermarmi, in particolare, su questi tre: 
1) Tagliavacche (lo sapevate che se provate a digitare “Tagliavacche” sul pc, il correttore grammaticale vi scrive automaticamente “taglia vacche”. Vabbuò, è una scemaria ma la volevo condividere questa scoperta con voi). Dove ero rimasto? Ah, sì… Tagliavacche: secondo me ha fatto la sua migliore partita. Preciso, attento in fase difensiva e autoritario a centrocampo. Ok, qualche bordata delle sue sparata in curva, però ha giocato davvero benissimo.

2) Della Corte (Giovanni): ragazzo mio, stammi a sentire bene. Io posso capire che l’amore fraterno accechi e possa farci commettere errori. Però siamo nella fase più calda e delicata del campionato. Tuo fratello gemello, quello che hai fatto giocare al posto tuo per tutto il girone di andata, non è all'altezza. Da quando hai ripreso a giocare tu è tutt’altra musica, come lo scorso anno. Ieri non ti fermavano neanche a fucilate. Mi rendo conto che è difficile fargli accettare la realtà. Se non te la senti, ci parlo io. Basta però che giochi tu!

3) Carillo: premesso che questo ha un fisico da corazziere e non mi verrebbe in mente di dire male di lui, neanche se dovesse fare dieci autogol, in una sola partita. Mi sembra proprio un bel difensore. Sempre lucido, puntuale, forte di testa e soprattutto cattivo. Della serie: “O prendo la palla oppure mi porto il tuo femore a casa, come cimelio di guerra. A te la scelta.”. E mi piace pure il fatto che quando la situazione si fa ingarbugliata, non ci pensa mezza volta e sparacchia la palla nel giardino dietro allo stadio, proprio come i bei vecchi tempi.

Continuate così, ragazzi, ci sarà spazio e possibilità per tutti. E abbiamo bisogno di tutti! I vecchietti servono eccome. Come dicevo, ora il gioco inizia davvero a farsi duro e l’esperienza di alcuni sarà fondamentale. Del resto, ci deve pur essere una cosa positiva negli anni che passano. O no?!

Alberto Maria Cesarano
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