DESTINI INCROCIATI

DESTINI INCROCIATI: CARMINE LOMONTE

20.02.2015 10:15

I Destini Incrociati di questa settimana ci portano a Corsico, in provincia di Milano, grande quanto Pagani, dove risiede da anni Carmine Lomonte, nella foto il quarto in piedi da sinistra, ex difensore di Paganese e Juve Stabia, a cavallo della metà degli anni settanta ed ottanta. Con entrambe brindò ad una promozione, in C1 con gli azzurri e in C2 con le vespe. Nella sua carriera ha vestito anche le maglie di Udinese, Avellino, Giulianova e Benevento.

Carmine, ma che ci fai a Milano?

“Ci vivo da tanto tempo, ma io sono nato a San Valentino Torio e poi mi sono trasferito dopo aver sposato una paganese, sorella di due grandi tifosi azzurrostellati Tonino e Mario Ferraioli che purtroppo non c’è più. Seguo mio figlio che gioca a calcio mentre io collaboro con un'agenzia di calciatori. Avrei preferito vivere al Sud poi mia moglie ha scelto il Nord e stiamo bene così”.

Come arriva Lomonte dall’Udinese alla Paganese?

"Mi ci portò Gino Quaratino: era l’estate del ’77, arrivai in comproprietà, anche perché ad Udine venne ceduto Bonora e ci fu uno scambio. Cinque anni bellissimi dal ‘77 all’81, poi tornai nell’83 anche con una retrocessione, poi la vittoria del campionato nel 1980, quando mi sposai, e credo che, se non ci fosse stato l’assassinio di Torre con quella squadra di Montefusco nella stagione successiva, avremmo potuto arrivare sino in fondo. Dovete sapere però che stavo andando alla Cavese: feci anche la preparazione quando retrocedemmo, non volevo giocare in C2. Poi Montefusco, arrivato a Pagani, mi volle e rimasi fortunatamente, approdammo di nuovo in C1".

Mi parli di Pagani e dei paganesi dell’epoca?

“Pagani era un tantino “vivace” negli anni settanta, se così posso dire, ma i paganesi erano come dev’essere un pubblico che ama la sua squadra: passionale, coinvolgente, rispettoso, c’era un bel clima allo stadio”.

E la società?

“Non ho perso una lira a Pagani in quattro anni, anzi la feci guadagnare quando fui ceduto. Una società seria con gente con valori umani come Cascone, De Risi e l’avvocato Marcello Torre un uomo d’altri tempi. A proposito, deve sapere che colleziono cravatte e domenica scorsa ne ho indossato una che mi regalò proprio il presidente Torre e l’ho detto a mia madre ricordandole che persona era: indimenticabile, un gran signore”.

C’è una partita a cui è legato?

“Ovviamente quelle della promozione ma al primo anno a Pagani nella stagione ‘77-‘78 segnai la rete decisiva nel derby con la Turris in casa, a pochi minuti dalla fine, una gioia indescrivibile anche perché essendo un difensore erano poche le occasioni”.

Domenica c'è il derby con la Juve stabia che ricordi ha?

“Belli e brutti. Sono stato due anni a Castellammare, abbiamo vinto il campionato di serie D. Mi portò Lido Vieri, allenatore delle vespe, che conobbi ai tempi dell’Inter: lui in prima squadra ed io nelle giovanili. Segnai anche una delle reti nella gara promozione. Quello brutto è legato proprio ad una gara con la Paganese del 1986 in C2: era la penultima giornata di campionato, a Pagani venni con la Juve stabia ed il primo tempo lo chiudemmo in vantaggio. La Paganese doveva vincere per salvarsi, alla fine gli azzurri vinsero 2-1 e la domenica successiva i tifosi stabiesi mi diedero del venduto, per i miei trascorsi a Pagani, una cosa vergognosa che non ho mai perdonato, ci son rimasto male e dovetti andar via a fine anno”.

Segue la Paganese?

“Qualche anno fa, quando giocava nel girone del Nord, l’ho vista a Pavia, dove perse 1-0, e a Monza, dove pareggiò, ed incontrai il figlio di De Risi: mi riconobbe e mi venne la pelle d’oca, come quando parlo di Pagani e della Paganese. Spero di venire giù prima della fine del campionato. Ah, scusi - incalza Lomonte prima di salutarci - mi saluta Mimì Scarano e per domenica cerchiamo di ritornare alla vittoria, dai”.

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