LA CELEBRAZIONE DELLE STELLE DEL '76: IL GIUSTO OMAGGIO A CHI HA SCRITTO LA STORIA
Raccontare la Paganese è la mia passione, perché la Paganese mi trasmette passione. Se poi ti trovi davanti ai primi calciatori che, da piccolo, hai visto soltanto in fotografia e che ricordi ancora oggi, allora le emozioni ti travolgono.
È quello che è successo a me al Circolo Unione. Ringrazio il presidente Gaetano Gambino e il direttore Rino per aver ospitato la serata che ho organizzato insieme a Carlo Avallone per celebrare il cinquantesimo anniversario della prima, storica promozione in Serie C della Paganese.
Ci pensavo da tempo: rendere omaggio, ora o mai più, alle Stelle del ’76 che lanciarono gli azzurri e Pagani nel calcio professionistico. Un doveroso tributo al paganese Ferraioli, al calabrese Mammì, al lucano Nolè, ai siciliani Angelozzi e Migliore, al molisano Bavota, agli ischitani Leonardi, Patalano, Grimaldi e Di Scala, e al puteolano Carannante.
La prima promozione in C ce l’hanno regalata loro e quel gruppo di dirigenti, autentiche icone della storia della Paganese, che ancora oggi elenchiamo a memoria come una formazione: Malet, Torre, De Pascale, Cascone, De Risi, Fezza e Quaratino.
Quando, poco più di una settimana fa, ho iniziato a chiamarli uno a uno, ricevendo attestati di stima per l’organizzazione dell’evento e la conferma della loro presenza nel giro di poche ore, ho capito che tutto sarebbe andato per il verso giusto.
«Che bello che ci hai fatto rincontrare». Questa è la frase che più di tutte mi porterò nel cuore.
Da quel 23 maggio 1976 è cambiato il DNA della Paganese, trasformandola da realtà locale a realtà nazionale, con 27 campionati disputati tra Serie C, C1 e C2 nel secondo mezzo secolo della sua storia.
Tutto ebbe inizio quel 23 maggio del ’76: da allora il calcio di Serie C ha iniziato a conoscere Pagani e la Paganese, da Messina a Bari.
Ieri sera i racconti di Nolè, il portiere meno battuto del campionato; di Carannante, il difensore goleador; del motorino Patalano; del capitano Di Giaimo; e dell’ala Stabile, che non doveva stare in area come gli raccomandava Mammì, ci hanno regalato ricordi e aneddoti che hanno reso indelebile quella stagione.
Su tutti, l’episodio raccontato da Migliore, collegato dalla Sicilia, che ci ha strappato anche un sorriso quando ha ricordato come a Pagani si festeggiò la promozione tra galline per le strade e una città interamente dipinta d’azzurro.
Gli occhi lucidi degli eroi del ’76 al momento dei saluti non li dimenticherò mai, così come i messaggi ricevuti il giorno dopo:
«Buongiorno Peppe, ci hai fatto rivivere quei momenti. Grazie di tutto, è stato bellissimo. Forza Paganese.»
Angelo Stabile
«Ti ringrazio, Peppe, per la splendida giornata in cui ho sentito tutto il vostro affetto nei miei confronti. Vi porto sempre nel cuore.»
Gianni Patalano
«Grazie a te, Peppe. Un caro saluto e un grande abbraccio a tutti. Forza Paganese.»
Carmelo Migliore
Una serata indimenticabile per me e Carlo Avallone, che mi ha riconciliato con la parte più bella della Paganese: quella vintage, fatta di uomini e di storie autentiche, capace ancora oggi di regalarci straordinari spaccati di umanità attraverso chi ha indossato la maglia azzurra con la stella sul petto.
Quella stella era un simbolo identitario. Peccato che qualcuno, l’altra sera, non l’abbia capito e non abbia reso il dovuto omaggio. Mi riferisco all’attuale società della Paganese Calcio che, pur invitata con largo anticipo, è rimasta totalmente assente. Un’assenza che non è stata una mancanza nei miei confronti, ma verso coloro che hanno scritto la prima grande pagina della storia della Paganese.
Peppe Nocera - paganesemania.it


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