QUATTRO CHIACCHIERE CON...

MELILLO: ''PAGANI MERITA LA SERIE C ED ANCHE DI MEGLIO''

Intervista amarcord dell'estremo difensore della vittoria in Serie D e il suo commento sulla scelta di lanciare Campani

03.09.2020 17:09

Non bisogna per forza essere dei fenomeni o dei predestinati per ritagliarsi un posto nel cuore dei tifosi di una squadra, a volte anche perseveranza e determinazione, unite ad una buona dose di sfrontatezza conducono ad una vittoria. Già, perché quella di Vincenzo Melillo con la Paganese è una vera e propria vittoria: questo lo si può evincere dalle due stagioni in cui ha difeso i pali della squadra, la prima ha portato ad una storica promozione in C2, la seconda invece l’ha incoronato protagonista di una salvezza diretta conquistata in extremis. Nel 2005/2006 aveva solo 19 anni e si addossò sulle proprie spalle oneri e onori che spettano ad un portiere giovane, mentre nel 2008/2009 si è guadagnato con forza il posto da titolare durante la stagione ribaltando le gerarchie iniziali stabilite da mister Capuano che vedevano in Armando Pantanelli il titolare e nell’allora 22enne la riserva. Oggi ai microfoni de La Città è intervenuto proprio il 34enne originario di Benevento soffermandosi soprattutto sul suo passato a Pagani e sulla situazione attuale della Paganese.

Qual è il ricordo migliore legato all’annata 2008/2009, dando per assodato la partita con il Brindisi come miglior momento del 2005/2006?
«Quell’annata lì è stata tutta speciale, sia perché ho fatto il mio esordio in C1, sia perché ha rappresentato il trampolino di lancio della mia carriera. Se proprio devo scegliere una partita ti dico quella a Crotone, loro terzi in classifica e noi in cerca di punti salvezza, alla fine riuscimmo a strappare un punto determinante per il raggiungimento del nostro obiettivo».

Cosa pensi della scelta di dare fiducia a Campani, under in porta, come fu fatto con te nelle due precedenti avventure? Credi sia meglio trovare un secondo esperto o un secondo giovane per lasciarlo più spensierato?
«Non lo conosco di persona, ma di sicuro lui sa che il nostro ruolo è molto complicato. Far giocare un under in porta è un rischio a meno che non sia un fenomeno, tanto che, scherzando, ho mandato un messaggio al direttore Raiola per chiedergli se servisse un secondo esperto, quindi ritengo opportuno farlo affiancare da un altro portiere più anziano in grado di capire la situazione ed aiutarlo quando sbaglia. Io ebbi la fortuna di avere la fiducia di Capuano nel 2008, che nella fase più critica del campionato mi schierò titolare al posto di Pantanelli e mantenni la porta inviolata il più delle volte riuscendo a salvarci».

Hai lasciato la Paganese da tempo, ma ti aspettavi di ritrovarla ancora in serie C a tanti anni di distanza?
«Per quello che ho vissuto a Pagani, sia in Serie D che in C ti posso dire che la città merita questo ed altro, soprattutto per la passione che i tifosi ci dimostrarono in quelle annate, perciò non è una sorpresa trovarla ancora a questi livelli. Alla Paganese si lavora bene, dirigenti e presidente sono da sempre presenti e legati alla maglia».

Ti senti in credito con il mondo del calcio dopo l’incubo che hai vissuto nel 2015, proprio mentre eri nel pieno della tua carriera?
«E’ una cosa che ancora oggi fa male perché mi hanno quasi fatto smettere quando ero al top, almeno sono stato assolto e risultato innocente, quindi si è dimostrata la mia estraneità a quei fatti. Purtroppo sono cose sfortunate che non dovrebbero accadere ma capitano e non si può fare altro che cercare di andare avanti, nonostante il rammarico di avermi tolto gli anni in cui un portiere si esprime al meglio nella propria carriera»
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Gerardo De Prisco
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