LA PAGANESE VISTA DA... NOCERA

LA PAGANESE VISTA DA... NOCERA

30.07.2015 14:07



Scrivo per stemperare l’ansiosa e snervante attesa. Sono pessimista. Lo sono per natura sulla Paganese, sia per scaramanzia, sia per quella mancanza di credito le affido in caso di partite determinanti situazioni come questa. Fate i dovuti scongiuri, fate quello che volete, ma fatemi pensare così.
Da due settimane vivo in un limbo indescrivibile, come se tutto fosse fermo a quella telefonata che mi arrivò dalla redazione de “La Città” lo scorso 17 luglio, che mi annunciava la mancata iscrizione, seguito da quel sms del segretario Ferraioli che mi certificava il tutto in tre parole: “Siamo stati esclusi“. Ho un magone che mi fa stare male. Ognuno ha le proprie passioni. La Paganese da 35 anni è la mia passione.
Sono cresciuto con Lei quando da piccolo mio padre, non proprio un gran tifoso, mi accompagnava allo stadio, dopo l’insistenza di una settimana per farmi contento, nonostante avesse lavorato anche la domenica mattina. Ho vissuto pochi derby in quegli inizi degli anni ottanta, mio padre non voleva, facendo sorbire le gare invece con Livorno, Civitanovese, Rende, Anconitana, Licata ma per me andava bene lo stesso, giocava la Paganese. Sono scappato da casa con la febbre in un freddo gennaio del 1985, allora la Paganese disputava il campionato di C2, raccontando una bugia a mia madre pur di seguirla, con sciarpa infilata sotto il giubbotto.
Ho vissuto poco gli anni memorabili della C1 per accontentarmi di quelli successivi di C2 e come non posso ricordare la mia prima trasferta: 21 ottobre 1984 a Sorrento in C2, vincemmo 1-2 con reti di Ammendola, aveva un tiro-bomba alla Di Bartolomei, Spigariol una gran bell’ala, e Marino per i costieri.
Le domeniche sere che non uscivo con la mia prima fidanzata perché se perdeva la Paganese non era aria. Poi il declino con i vari campionati di Promozione, di Eccellenza, di serie D ed ancora Eccellenza, a cavallo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta, seguiti tutti in prima persona, dove s’è rafforzata la mia fede incrollabile. I primi passi da giornalista, la salvezza con gli amici Avallone e Torino, in una folle estate del 2001 dove, anziché pensare al mio matrimonio che si sarebbe svolto a settembre, pensavo a come racimolare soldi per iscriverla al campionato di serie D.
Forse tutto questo mi portò a quel grido liberatorio nella magica sera del 2 aprile 2006, quando mi lanciai in quell’interminabile serie C, serie C, serie C, Serie C, Serie C, attraverso i microfoni della diretta televisiva di Quarto Canale. Il racconto con Calvelli e Ruggiero nel libro “Paganese 80 anni di calcio”, è il coronamento di un sogno che diventava realtà dopo tanti anni a scrivere e raccogliere qualsiasi tipo di notizie.
Ma le emozioni con il presidente Trapani in questi anni non sono mancate, con i campionati vinti e le sconfitte amare, ed ora ancora lui da solo a Roma in questi giorni spera in un altro miracolo ed al quale va il mio ringraziamento comunque vada.
La Paganese non è la cosa più importante della mia vita è una parte della mia vita. Non so se dormirò stanotte come avvenne in quell’interminabile notte prima di Paganese-Reggiana che ci riportò in C1.
Non può scomparire così, all’ombra della Capitale, nei giorni dei festeggiamenti di Sant’Alfonso al quale affido le mie preghiere, un simbolo della nostra città, a pochi mesi dal novantesimo compleanno, patrimonio di emozioni per chi la segue da generazioni e che ha accompagnato la nostra esistenza. FORZA PAGANESE SEMPRE!

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