A 4 ANNI ESATTI DA LAMEZIA, L'EROE ROBERTIELLO NON GIOCA PIU': "HO CHIUSO COL CALCIO, PENSO SOLO AL MIO LOCALE"

Redazione
27.05.2016 17:05

Ore 16 di quella che sembra una normale giornata universitaria. L'ultimo corso della settimana è appena terminato, piccola sosta al bar prima di andare a casa. Ed è proprio al bar del campus di Fisciano che incontro Piero Robertiello, portiere della Paganese per due stagioni dal 2011 al 2013. Piccolo scambio di battute e poi mi dice cosa ci fa all'università: "Stasera partecipo all'Unibeat (una serata universitaria, ndr) col mio locale, sto scaricando dei pacchi". Già, perchè Robertiello ha smesso di giocare ed ora gestisce il "Sugò Cucina Rapida", un locale in piazza Vittorio Veneto, di fianco all'ingresso principale della stazione di Salerno, pensato per chi viaggia in treno o va alla ricerca di un pasto veloce. Il discorso, poi, ovviamente scivola sul calcio e sulla Paganese, su quella famosa partita di Lamezia e ci salutiamo. Mentre lui va via e io prendo un caffè rapido al banco ripenso ad una strana coincidenza: quella famosa semifinale playoff a Lamezia si giocò il 27 maggio 2012, esattamente quattro anni fa. Lo raggiungo mentre sta montando lo stand per la serata, gli dico che oggi è l'anniversario della "sua" partita e sorride: "Cavolo, sono già passati quattro anni: come vola il tempo". E così apre il suo album di ricordi legati agli azzurrostellati. "Arrivai perchè mi volle Grassadonia, ero un giovane che voleva mettersi in mostra, ma solo a gennaio riuscii a ritagliarmi uno spazio, quando Petrocco andò via. A gennaio accadde di tutto, col mister che lasciò, l'arrivo di Palumbo e la perdita di pedine importanti e punti preziosi dalle posizioni di vertice. Nonostante tutto, riuscimmo ad arrivare ai playoff e, da sesti, a vincere il campionato". 
Cosa ricordi di quel Lamezia-Paganese?
"Fu una vittoria incredibile, secondo me il campionato lo vincemmo in quella partita, la finale col Chieti fu una formalità. Fu un pomeriggio particolare, però la cosa che ricordo è che arrivammo allo stadio con tanta serenità, convinti che avremmo potuto fare l'impresa. La forza di quella squadra era il gruppo: c'era un collettivo unito e forte, tutti remavamo dalla stessa parte".
Quell'appellativo "l'eroe di Lamezia" ti è rimasto appiccicato. Sembravi imbattibile quel giorno...
"Sono quelle gare in cui un portiere si sente invincibile. Loro sbagliarono due rigori, colpirono pali e traverse, feci diverse parate decisive. Su tutte ricordo quella sulla punizione di Mangiapane, che fu bella e importante, perchè il tempo scorreva e per loro svanivano sempre più le possibilità di arrivare in finale. E si abbatterono". 
L'anno successivo sei rimasto a Pagani in Prima Divisione e trovasti meno spazio per l'arrivo di Marruocco.
"Mi aspettavo qualcosa in più a dir la verità, avevo bisogno di giocare di più e forse me lo meritavo dopo quei playoff vinti. Ho giocato comunque undici partite ma avrei voluto più continuità. Se si poteva fare di più? Io credo di sì, quella squadra poteva finire più su in classifica perchè aveva giocatori importanti. Purtroppo è venuto meno qualcosa all'interno, rispetto all'anno precedente non c'era quel gruppo".
Dopo la Paganese un anno a Chieti, poi cosa è successo a Robertiello?
"E' successo che dopo l'esperienza a Chieti, in cui paraì 5 rigori e fui fra i portieri meno battuti del campionato, ho fatto una scelta diversa. Quell'estate (quella del 2014, ndr) non ricevetti alcuna chiamata e gli unici contatti li ebbi con Ischia ed Aversa, ma a novembre. Sono rimasto deluso dal modo col quale sono finito nel dimenticatoio, anche se non interruppi col calcio perchè Luca Fusco mi volle come suo preparatore dei portieri con gli Allievi Nazionali della Salernitana. E' stata una bella esperienza quella dell'anno scorso, siamo arrivati fino alle semifinali e per me è stato un onore, al mio primo anno da "allenatore".
Invece nella stagione che è appena terminata hai chiuso definitivamente col calcio.
"Sì, diciamo che mi sto disintossicando. Ora mi occupo anima e corpo del mio locale, è un'attività che sta crescendo e sono molto contento. Non ho rimpianti per la scelta che ho fatto".
Segui ancora le vicende della Paganese?
"Certo, anche perchè sono legatissimo a Grassadonia e Fusco, ci sentiamo e vediamo spesso. Mi ha fatto piacere per la salvezza, anche perchè io ho un rapporto speciale con questa piazza. Pagani mi è rimasta nel cuore e, nonostante quello che si dice e le rivalità che ci sono con Salerno, pur essendo tifoso dei granata, mi sono sempre trovato bene con i tifosi e colgo l'occasione per salutare tutti e fare un grosso in bocca al lupo alla Paganese per il futuro". 
Il grosso del merito per questo legame speciale va a quel particolarissimo pomeriggio di Lamezia, dove undici azzurrostellati (poi diventati nove nel corso del match) scortati da 200 tifosi ebbero la meglio su 4mila lametini. Anche grazie alle parate di Robertiello, ora 27enne e ormai ex portiere. L'emblema di un calcio tutt'altro che meritocratico e che sa essere anche crudele.

Danilo Sorrentino
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foto: tuttomercatoweb.com

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