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REWIND - FALANGA E LA TRIPLETTA AL BENEVENTO: "DOVEVA ESSERE A PORTE CHIUSE, MA C'ERANO 3MILA PAGANESI"

Redazione
13.12.2017 15:12

Passa alla storia per una tripletta contro il Benevento in una gara giocata a Palma Campania, in campo neutro e a porte chiuse. Statistiche alla mano, sono 12 i gol di Michele Falanga con la maglia della Paganese, tutti concentrati in una sola stagione (1993/1994): «Ho vissuto quattro-cinque mesi in azzurrostellato – precisa - Arrivai a dicembre e a fine campionato andai via. Ho controllato tabellini e statistiche: credo di aver segnato qualche gol in più rispetto ai 12 che mi sono stati assegnati, forse qualche rete nei resoconti delle partite fu data ad altri».

Pochi mesi in azzurrostellato ma densi di emozioni: qual è il ricordo più bello di quell’annata?
«Senza dubbio la tripletta contro il Benevento. Giocavamo in campo neutro a Palma Campania e a porte chiuse. Ricordo perfettamente che dopo una decina di minuti c’erano circa tre-quattromila spettatori allo stadio. Il capitano del Benevento disse all’arbitro: “Scusate, ma non dovevamo giocare a porte chiuse?”. C’era gente ovunque, finanche nelle abitazioni vicine allo stadio. Tutti paganesi. Queste sono emozioni indimenticabili».

Il tuo rapporto con la città?
«Nel corso della mia carriera ho cambiato più di venti squadre. Pagani la porto nel cuore. Ho giocato anche in Campania, poi a Chieti, Ferentino, Gallipoli. Ma a Pagani sono stato benissimo e ne ho un ottimo ricordo».

E il rapporto umano più bello di quella esperienza?
«Sicuramente quello con i tifosi. Ricordo aneddoti troppo belli. Non ho mai avuto il piacere di giocare al “Marcello Torre”: in quel periodo erano in corso dei lavori e il campo era squalificato. E io ricordo che i tifosi ci seguivano ovunque ogni domenica, anche quando giocavamo a Sarno, Palma Campania, Mercogliano, Avellino: c’erano sempre due-tremila spettatori al seguito. Resta una delle cose più belle».

Come arrivasti alla Paganese?
«Tramite Alfonso Pepe, all’epoca direttore sportivo: venivo dall’Avellino. L’anno successivo tornai ad Avellino e poi andai a giocare in C1 con il Chieti».

Da quanto tempo manchi a Pagani?
«Da parecchio. Mi spiace non essere riuscito a venire per la presentazione del libro sui 90 anni della società. Ma seguo sempre le sorti della squadra: cerco sempre per primo il risultato della Paganese sui giornali. E poi conosco bene anche Filippo Raiola, Francesco Scarpa e il preparatore atletico Giuseppe Ambrosio».

Un tuo giudizio sull’attuale campionato della Paganese.
«Il campionato di C1 è difficilissimo, soprattutto se vediamo che squadre ci sono. Spero che la Paganese se la caverà: ha una squadra giovane con qualche elemento di esperienza che non sta sfigurando, come Scarpa. Tra l’altro c’è pure Tascone: il suo papà ha giocato con me qualche anno fa. Io dico che questa squadra ha bisogno di un po’ di tempo. Pagani merita il meglio».

Hai appeso le scarpette al chiodo da qualche anno: progetti futuri nel mondo del calcio?
«Nel calcio mi sono messo da parte. Abito a Boscoreale, lavoro e seguo mio figlio che ha giocato per due anni nelle giovanili del Napoli e ora con la Salernitana. Per ora mi piace seguire lui, è bello vedere i ragazzi che si appassionano a questo sport. E spero che farà qualcosa meglio di me in questo mondo».

Barbara Ruggiero
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