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Martedì 16 Maggio 2017 - Non ci sono ancora commenti

E' stata la notte dei desideri quella di Cosenza. Una notte storica, mai vissuta prima che comunque il risultato non potrà cancellare. Ieri è stata la giornata dei ringraziamenti. Da parte dei tifosi nei confronti dei giocatori, dell'allenatore e della società. Da parte degli stessi calciatori che in queste ore stanno facendo ritorno a casa, dopo aver terminato un'avventura indimenticabile. Il cammino della Paganese di quest'anno è stato esaltante, divertente ed entusiasmante. Quell'entusiasmo da ritrovare, che era un po' la mission impossible chiesta all'inizio dell'anno a Grassadonia e ai suoi ragazzi. Per tutta la scorsa settimana nelle strade della città, nei bar, nei circoli, non si parlava d'altro: della Paganese. Un'atmosfera di attesa che da tempo era finita in soffitta, insieme alla voglia di seguire le gesta degli azzurrostellati. In primis per questa cosa qui tutti gli artefici di questo "piccolo miracolo" devono sentirsi orgogliosi. Passo dopo passo, la Paganese ha costruito qualcosa di incredibile. 
E' facile riavvolgere il nastro e pensare a dove si era a fine luglio; mentre le altre squadre, fra cui il Cosenza, si preparavano per la Tim Cup gli azzurrostellati ricevevano il no del Collegio di Garanzia, poi mitigato dal Tar prima con la sospensiva infine con la riammissione definitiva a fine agosto, pochi giorni prima del debutto in campionato. La squadra costruita in dieci giorni, le prime sconfitte, la risalita lenta e quegli errori che hanno frenato il tanto ricercato salto di qualità. A gennaio nuova rivoluzione: in otto salutano, arrivano dieci nuovi calciatori nelle ultime ore del calciomercato. Tutto da rifare per Grassadonia e i suoi collaboratori, con la sconfitta interna col Catanzaro che fa tornare gli incubi. Mai sconfitta però fu più salutare perchè da lì in poi la Paganese ingrana la quarta (non la quinta che è marcia di riposo) e stravolge la propria classifica: grazie alla freschezza e alla spensieratezza dei tanti giovani e alle responsabilità dei più esperti, si passa dai margini della zona playout al pieno della zona playoff, quell'obiettivo cercato in estate e raggiunto dopo un'annata incredibile, in cui sono stati riscritti tanti record. Alla fine, ancora una volta, è stata premiata la caparbietà del presidente Trapani riguardo alla "rivoluzione delle rivoluzioni" di metà anno, portata avanti sul mercato dai direttori Ferrigno e Bocchetti, plasmata dal lavoro di un infaticabile Grassadonia, che giustamente divide i meriti con le altre componenti ma sa benissimo che molto è dipeso da lui.
La sconfitta del San Vito lascia l'amaro in bocca per come è maturata, per quell'episodio all'inizio del secondo tempo che avrebbe potuto cambiare la storia della partita ed il cammino playoff della Paganese. Ma tant'è. In queste gare secche, ancor di più quando la posta in palio è così alta, è l'episodio a fare la differenza e stavolta ha voltato le spalle agli azzurrostellati. L'hanno decisa la malizia e la scaltrezza dei giocatori del Cosenza, più esperti e anche più abituati a questo tipo di partite. Per tanti in maglia bianca, invece, era la prima gara importante. Nel calcio, così come nella vita, si cresce un passo alla volta, si scala un gradino alla volta e la Paganese, che non ha mai fatto il passo più lungo della gamba in questa ultradecennale gestione Trapani, ha fatto esattamente questo nella stagione appena passata. Ha scalato un altro gradino, ha capito come costruire qualcosa di importante e come si può diventare "grande". Non si è chiuso un ciclo: la Paganese è nel pieno del suo percorso di crescita e avrebbe ancora bisogno di Grassadonia e di molti interpreti (la maggior parte di proprietà di altri club, questo il rammarico maggiore) di questa annata pazzesca. Sarà difficile farlo, ma, comunque vada, non bisognerà disperdere quanto di buono fatto. 

Danilo Sorrentino
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